Il cacciatore di aquiloni


copertina del libro

Autore: caled Hosseini
Pubblicato da: piemme in
Anno di pubblicazione: 2004
Categoria: Società-Intercultura
Classificazione Decimale Dewey: 813
ISBN:
Numero di copie: 1
Numero di copie attualmente in prestito: 0
Situazione prestito: Il libro è disponibile per il prestito.

Sommario

Il cacciatore di aquiloni è un romanzo ambientato in America, in Pakistan e in Afghanistan narra dell'amicizia tra due coetanei di etnia diversa: Amir e Hassan. Verso il 1971, a Kabul, Amir è un ragazzo afgano di etnia pashtun; Hassan è di etnia hazara e dimostra una grande lealtà verso Amir, suo grande amico, per il quale lavora come domestico con suo padre Alì nella casa di Baba, amico di Alì e padre di Amir, un uomo ricco, intelligente e coraggioso, che riesce sempre a cavarsela grazie alle sue doti. Nonostante Amir sia il figlio di Baba, spesso il padre dimostra di voler più bene ad Hassan, anche quando fa di tutto per far curare il labbro leporino di Hassan, senza badare a spese. Amir accorgendosene soffre incolpandosi per la morte di sua madre, che forse gli avrebbe voluto più bene, ed immaginandosela prima della sua morte di parto. Dunque Amir ha un rapporto molto sofferto col padre, ma riesce a trovare conforto in Rahim, altro amico del padre, con cui condivide la passione per la letteratura.

I due amici, Amir ed Hassan crescono assieme nella città di Kabul; la loro maggiore aspirazione è vincere l'evento del quartiere: la caccia agli aquiloni. Lo scopo di questo gioco è tagliare, per mezzo del proprio aquilone, il filo di quello degli altri giocatori. Gli aquiloni diventano di proprietà di chi li recupera: chi taglierà il filo del penultimo aquilone rimasto in aria vincerà la competizione e se riesce poi a recuperarlo ne fa il suo trofeo. Nonostante il talento di Hassan essi non riescono ad avere fortuna finché Amir al suo dodicesimo anno di età vince la competizione con Hassan, restando l'unico con l'aquilone in volo.

Alla vittoria, suo padre Baba si mostra fiero di lui per la prima volta; resta tuttavia da recuperare l'aquilone che Amir ha tagliato al momento della vittoria, per portarlo in trionfo: Hassan si mette subito sulle sue tracce e riesce a recuperarlo, ma si imbatte in tre bulli più grandi, che i due amici avevano già incontrato altre volte, e il capo dei quali, Assef, è animato da odio razziale per l'etnia di Hassan. Una volta in particolare Hassan, per proteggere il suo amico, aveva minacciato i ragazzacci con una fionda ed era riuscito a metterli in fuga. Ma ora questi ultimi, vedendolo solo, si vendicano di lui violentandolo e lasciandogli in cambio l'aquilone come trofeo, senza più richiederlo. Amir assiste al fatto di nascosto ma non interviene, non solo perché paralizzato dalla paura, ma soprattutto per timore di vedersi sfuggire l'aquilone, cioè il trofeo con cui sperava di conquistare definitivamente la fiducia di suo padre. Hassan viene scoperto dagli altri con l'aquilone, prima di darlo di nascosto ad Amir.

Amir, sentendosi in colpa per Hassan stuprato dai bulli, ma anche accecato dalla gelosia, tronca i rapporti con Hassan e per mandarlo via di casa inscena un falso furto, incolpando lui e il padre Alì di un furto. Nel 1981, durante l'invasione sovietica in Afghanistan, Amir e suo padre Baba scappano a San Francisco, in California. Arrivati nella città americana, fanno i venditori al mercatino delle pulci dove Amir, diventato adulto, si innamora di una ragazza di nome Soraya, figlia dell'ex-generale afghano Taheri. Amir, molto portato per la narrativa, si laurea in lettere. Baba si ammala di cancro ai polmoni; il suo ultimo gesto di affetto sarà aiutare il figlio a sposare Soraya, prima di morire.

Passano diversi anni dalla sua morte e, nel frattempo, Amir riesce a pubblicare diversi libri di successo, mentre falliscono tutti i suoi tentativi di avere figli con la moglie Soraya, nonostante la coppia non presenta sintomi di infertilità. Nel 2001, dopo vent'anni, Rahim, il vecchio e saggio amico di Baba, telefona dal Pakistan, dicendo ad Amir che c'è qualcosa che potrebbe fare per Hassan, ora che l'America lotta proprio lì contro l'Afghanistan e l'Iraq, dopo gli attacchi dell'11 settembre. Amir, da 20 anni roso dai sensi di colpa, torna in Oriente fino a Peshawar e incontra Rahim, che gli racconta come Hassan si sia sposato, abbia avuto un figlio, Sohrab, e sia andato a vivere nell'ex-abitazione di Baba, quando loro se n'erano andati. Ma, dopo aver trovato lavoro, Hassan e la moglie sono stati uccisi dai talebani per puro odio razziale e Sohrab è finito in un orfanotrofio. Amir scopre inoltre che Hassan era nato da una relazione tra Baba e l'ormai defunta moglie di Alì, la sua domestica Sanaubar, e che quindi il suo amico visto l'ultima volta, tanti anni prima, era suo fratellastro, mentre Alì in realtà era sterile. Tutte queste cose gliele dice Rahim, che aveva sentito tutto da Baba prima che se ne andasse. Anche Alì è morto per una mina dei talebani.

Scioccato, Amir decide di cercare suo nipote Sohrab con l'aiuto di Farid, da anni nuovo amico di Rahim dopo la partenza di Baba. I due si travestono da talebani e tornano in Afghanistan, al centro di Kabul. All'orfanotrofio, scoprono che un talebano diverse volte ha portato via bambini e bambine, che quasi mai sono tornati. Così Amir e Farid continuano a cercare Sohrab, contattando il talebano in questione durante un'esecuzione allo stadio: arrivato alla fortezza del talebano, Amir scopre che si tratta di Assef, il ragazzo che aveva stuprato Hassan quando era bambino, che lo aveva ucciso insieme alla moglie e che ora è lui un comandante dei talebani, uccidendo e violentando i bambini dell'orfanotrofio. Assef riconosce Amir e fa portare Sohrab, che era stato appena catturato dall'orfanotrofio; ordina inoltre alle guardie di lasciare andare Amir con il bambino, se Amir dovesse sopravvivere alla lotta. Assef attacca quindi Amir con il vecchio pugno di ferro e lo riduce in fin di vita, ma Amir ride perché si sente finalmente liberato dal senso di colpa per non aver aiutato Hassan anni prima. Sohrab, vedendo Amir in difficoltà, proprio come il padre in passato, si ribella, punta la vecchia fionda del padre con una biglia contro la testa di Assef e, prima che il talebano gli salti addosso, lo acceca, trapassandogli l'occhio e lasciandolo solo ad urlare di dolore.

Insieme, zio e nipote scappano e, con Farid, raggiungono il Pakistan, dove Amir viene ricoverato in ospedale per le ferite subite; racconta tutto il suo passato a Sohrab e poco a poco si guadagna la sua fiducia e lo convince a venire con lui in America. A Islamabad, Amir cerca di ottenere l'adozione di Sohrab all'ambasciata americana ma, non potendone documentare la morte dei genitori, capisce che l'unico modo è far passare il bambino per un orfanotrofio. Lo comunica al bambino che, sconvolto dall'idea di entrare in una nuova "casa degli orrori", tenta ilsuicidio tagliandosi i polsi: i medici lo salvano, ma Sohrab ormai si sente tradito definitivamente. Però, dopo aver risolto la pratica del visto e dell'adozione grazie a sua moglie Soraya, Amir torna con il nipote in America, dove Sohrab passa un anno in totale silenzio, per riprendersi da tutti gli orrori. Un giorno, durante una caccia agli aquiloni il primo giorno di primavera e capodanno Afghano, in America, un angolo della sua bocca si piega ad un fugace sorriso, la prima crepa felice nel muro che ha creato tra lui e il mondo, e, superando gli orrori vissuti, prima di andare a scuola, esce di casa con lo zio-padre adottivo Amir e Soraya a vedere gli aquiloni nel cielo di San Francisco.


Ritorna alla lista dei libri